gli Egiziani
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La storia della criptografia è antica quasi quanto l'invenzione
della scrittura stessa.
Vi sono esempi di modifica deliberata di un testo, trovati all'interno della
tomba del faraone Knumotete II nel 1900 ac.
Mentre in India, nel V secolo dc si citava la capacità di scrivere
in modo cifrato, tra le 64 arti che le donne dovevano conoscere e praticare. |
| il temine Criptografia |
Fin dall'inizio della storia quindi, il mondo si è diviso tra
chi inventava metodi per nascondere le informazioni, i criptografi, e chi
cercava metodi per ricostruire le informazioni a partire dal testo criptografato,
i criptoanalisti.
La radice del termine criptografia si fa risalire al greco Kruptòs,
che significa nascosto. |
| Aristagora |
Secondo questa accezione anche il metodo usato dal delegato di fiducia
di Aristagora per inviargli un messaggio segreto, dalla corte Persiana in
cui si trovava, può essere considerato un esempio di criptografia.
Per evitare che il messaggio venisse intercettato, il delegato convocò
il suo schiavo più fedele e, con la scusa di curargli un abbassamento
della vista, lo fece rapare a zero. Sulla testa dell'ignaro messaggero
tatuò poi il messaggio, accompagnando l'operazione da opportune parole
magiche, e rassicurando il paziente della infallibilità della cura.
Dopo aver atteso che la capigliatura fosse ricresciuta lunga e folta, inviò
lo schiavo da Aristagora con l'indicazione di pronunciare, una volta giunto
alla sua presenza, la frase magica "rasa la mia testa e guarda cosa c'è
sopra".
Ciò avrebbe posto fine alla cura e gli avrebbe restituito la vista.
In effetti quello che successe fu che Aristagora, dopo aver letto il messaggio,
diede inizio alla rivolta dei greci contro la dominazione persiana.
Come al solito, la storia non ci dice che fine fece lo schiavo. |
| la Steganografia |
Nella terminologia corrente il metodo appena descritto viene più
propriamente considerato un esempio di steganografia (termine derivato dal
greco il cui significato è scrittura nascosta) in quanto il messaggio
è scritto in chiaro, senza applicare alcun sistema di criptografia,
ed è semplicemente celato ad occhi indiscreti utilizzando i capelli
del messaggero.
Ci sono altri esempi di steganografia applicata dai nostri antenati, come
per esempio il sistema che prevedeva di scrivere il messaggio non sull'argilla
delle tavolette allora in uso, ma sotto l'argilla, mediante incisioni sulla
tavoletta, che poi veniva ricoperta di argilla e sembrava quindi non utilizzata
durante eventuali controlli. |
| gli
Spartani |
Un metodo più vicino al nostro concetto di criptografia era in
uso presso gli Spartani 2500 anni fa per le comunicazioni di tipo militare.
Per la scrittura del messaggio erano necessari una sottile striscia di papiro
ed un bastone di diametro conosciuto. Il papiro veniva avvolto sul bastone
in modo da "incartarlo" completamente. Sulle spire di papiro così
affiancate veniva scritto il messaggio.
Terminato il lavoro il papiro veniva svolto e si trasformava in un nastro
contenente semplicemente delle lettere una dietro l'altra.
Per decifrare il messaggio, il destinatario prendeva un bastone dello stesso
diametro e vi riavvolgeva il nastro di papiro.
In questo esempio il diametro del bastone costituiva la "chiave" di decodifica
del messaggio.
Ed il bastone stesso è il primo esempio di dispositivo di cifratura
di cui si ha notizia. |
| Giulio
Cesare |
Stesse necessità ma metodo diverso per Giulio Cesare, a cui si
deve l'invenzione di un metodo di cifratura che ha preso il suo nome.
Si tratta di un metodo molto semplice che prevede la sostituzione di una
lettera con quella che, nell'alfabeto, la segue ad una distanza di K posti.
Se K, la chiave del sistema, vale 3 allora tutte le A vengono sostituite
con D, le B con E, e così via; arrivati alla fine dell'alfabeto si
riprende da capo e quindi la Z viene sostituita con C.
Il destinatario del messaggio, sapendo che K vale 3, applica il metodo al
contrario, e a tutte le D sostituisce A, alle E sostituisce B e così
via.
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y
Z
D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B
C
Messaggio: Veni Vidi
Vici
Testo Cifrato: Yhql Ylgl
Ylfl |
| analisi della frequenza delle
lettere |
È facile capire che un simile metodo di criptografia non è
molto sicuro, il metodo classico per attaccare una criptografia basata sulla
sostituzione è quello di controllare la frequenza con cui si ripetono
i simboli nel messaggio cifrato, confrontandoli con la frequenza con cui
si ripetono le lettere dell'alfabeto nella lingua in cui è scritto
il messaggio.
Nella lingua italiana per esempio le vocali sono molto più frequenti
delle consonanti, ed in particolare la vocale E è la più frequente
di tutte.
In questo articolo la frequenza delle lettere è: E=11.9%, I=11.6%,
A=10.7%, O=8.9%, T=7.2%, L=6.2%, R=6%, N=5.9%, S=5.9%, C=4.7%, D=4%, U=2.9%,
P=2.8%, M=2.6%, G=2.2%, V=1.7%, F=1.5%, H=0.9%, Z=0.9%, B=0.8%, Q=0.5%, K=0.1%,
Y=0.08%, X=0.03%,J=0.03%, W=0.03%.
Inoltre nel caso del metodo di Cesare esiste anche una legge posizionale,
la chiave K, che lega una lettera nel messaggio criptografato alla corrispondente
lettera nel messaggio in chiaro.
Dopo aver decifrato parte del messaggio sarebbe stato non impossibile scoprire
il metodo di criptografia applicato e decifrare facilmente tutto il testo. |
| il metodo forza
bruta |
Scoperto il metodo di criptografia le comunicazioni segrete di Giulio
Cesare sarebbero state irrimediabilmente compromesse. Infatti il numero di
chiavi utilizzabile è molto basso, solo 26, quindi anche manualmente
è possibile applicare quello che si chiama sistema di attacco a forza
bruta.
Secondo questo metodo il criptoanalista (la persona che cerca di decifrare
un messaggio criptato), non svolge nessuna particolare analisi sulle
caratteristiche del messaggio cifrato, ma si limita ad applicare l'algoritmo
di decifratura utilizzando tutte le possibili chiavi, fino ad ottenere il
messaggio in chiaro. |
| il fine della Criptografia |
Da Giulio Cesare ci saremmo forse aspettati di meglio, ma considerati
i risultati militari da lui ottenuti, e considerando che fu uno dei primi
ad applicare sistematicamente lo spionaggio alle campagne militari, dobbiamo
concludere che il suo metodo era adeguato alle sue necessità.
Questa osservazione ci porta ad una considerazione importante: l'obiettivo
della criptografia non è quello di impedire "per sempre" ad un nemico
di decifrare ciò che abbiamo voluto nascondere, ma di fargli impiegare
un tempo tanto grande da rendere inutili le informazioni quando riesce ad
ottenerle.
È importante tenere a mente questo concetto quando parleremo dei moderni
metodi di criptografia che devono difenderci da quei "mostri" di potenza
elaborativa che sono i computer attuali, in grado di portare attacchi di
forza bruta di tipo inimmaginabile fino a pochi anni fa. |
| ROT-13 ed Internet |
Un'ultima considerazione, il sistema inventato da Cesare viene ancora
oggi utilizzato nel più avanzato degli ambienti: internet.
Con chiave K=13, (A->N, B->O,..) ed il nome ROT-13 viene utilizzato
per cifrare messaggi il cui contenuto può risultare rude od offensivo.
Chi incontra questo tipo di messaggio può facilmente decodificarlo,
ma lo fa con un atto volontario, e quindi dopo non può dirsi scandalizzato
per quello che legge. |
| Trasposizione e Sostituzione |
I due metodi di criptografia appena esaminati utilizzano le due tecniche
che sono alla base di tutti i sistemi di criptografia: la trasposizione e
la sostituzione.
Il messaggio cifrato che era possibile leggere sulla striscia di papiro,
dopo che il generale spartano lo aveva tolto dal suo bastone di comando,
contiene esattamente le stesse lettere del messaggio in chiaro, ma la loro
posizione è stata cambiata dall'operazione di cifratura che ha trasposto
l'ordine iniziale.
Nel caso di Giulio Cesare, invece, siamo di fronte ad una sostituzione, infatti
l'ordine delle lettere all'interno del testo rimane invariato, ma ogni lettera
viene sostituita dalla sua corrispondente durante la cifratura.
Nei sistemi più avanzati, che vedremo in seguito, la trasposizione
e la sostituzione vengono spesso applicate insieme per rendere più
complesso il lavoro del criptoanalista. |